Interventi di bonifica amianto

di P.I. Maurizio Mazzotta

Presidente C.I.B.A. - Consorzio Italiano Bonifiche Amianto-Ambiente

 

 

 

 

Introduzione

Lo sviluppo del tema richiesto comporta inevitabilmente una serie di informazioni preliminari non solo principali ed esattamente inquadrate, ma anche collaterali in quanto complessivamente interagenti, per la conoscenza effettiva del problema amianto o, meglio dire, dei problemi creati dall’utilizzo ubiquitario dell’amianto.

Tutte le semplificazioni che si è cercato di trovare, sia di ordine sanitario, igienico, prevenzionale, legislativo, normativo, regolamentare, che d’ordine, applicativo, tecnologico, innovativo, hanno mostrato segni evidenti di scarsa attuazione generalizzata.

La manchevole informazione ufficiale, alimentata da interessi di parte, nonostante sia variamente argomentata da dispositivi legislativi, come si vedrà da oltre 20 anni, ha permesso l’innesco di notizie in forma scandalistica o terroristica da parte degli organi di informazione e dei mass media.

Tra i fenomeni che devono essere registrati vi sono le controinformazioni fornite da gruppi industriali e commerciali, interessati al business, nonché dai gruppi sindacali, che attraverso le forme conoscitive e divulgative cognite, depliant tecnici e pubblicitari, forza vendita, convegni, tavole rotonde, meeting, ecc., hanno fornito elementi valutativi di interesse principalmente aziendale e demagogico.

Gli atteggiamenti della popolazione verso questo subdolo inquinante dipendono notevolmente dal grado di informazione e conoscenza, dal tipo di fonte informativa ed in particolare dal grado di acculturamento, dalla singola capacità di discernimento, nonché dalla classe sociale di appartenenza.

Ma anche tra i cittadini che possono godere di questi conseguimenti risulta impossibile conoscere gli oltre 3.000 materiali catalogati contenenti amianto e risulta incredibile che vengano utilizzati, o sia permesso l’utilizzo, di prodotti contenenti materiali cancerogenici non solo aerodispersi.

Ciò nonostante, all’interno di questi riparti sintomatici, l’atteggiamento che si è potuto registrare non è stato omogeneo, passando dal notevole impegno al più assoluto disinteresse, attraverso una serie di espressioni soggettive quali apatia, cinismo, indifferenza, distacco, paura, ecc.

Queste difficoltà e la carente informazione, continuano a condizionare anche coloro che, avendo assunto quella apertura mentale, quella sensibilità culturale rispettosa dell’ambiente e della collettività, sono disposti ad accollarsi gli oneri conseguenti.

La struttura sanitaria nazionale, il cui settore di prevenzione protezione ed igiene sul lavoro è organizzata sulle aziende locali (A.S.L.), tuttora in fase di riorganizzazione o di evoluzione organizzativa (A.N.P.A. e A.R.P.A.), è stata colta del tutto impreparata dall’evoluzione legislativa e dalla recidivante carenza di organico.

La cronica mancanza di coordinamento tra le Regioni, sulle quali grava l’onere della gestione sanitaria, della prevenzione ed igiene, ha fatto sì che le interpretazioni applicative siano le più diverse tra regione e regione addirittura tra provincie e provincie e spesso diverse nella stessa città secondo il funzionario della A.S.L. di riferimento del territorio locale.

Le assunzioni concorsuali di questi enti pubblici locali, troppo frequentemente facilitate, e la conseguente scarsa preparazione tecnica inevitabilmente comporta una difficile applicazione dello strumento "prescrizione" che la Magistratura in Europa sta sempre più diffondendo.

Possiamo quindi anticipare che non esiste una risoluzione al problema, ma tanti problemi da risolvere; tra i prioritari dei quali vi è quello dei rifiuti.

Inoltre l ‘UE ha emanato direttive fondamentali che hanno ampliato il concetto di responsabilità individuandola nei proprietari, e/o committenti, solidalmente alla loro azione gestionale nell’ambito delle proprie competenze decisionali.

L’Italia ha adottato una legislazione più restrittiva, nei termini burocratici e nei servizi tecnici di inertizzazione e rimozione, rispetto agli altri paesi europei, ma senza avere risolto la gestione dei pericolosi, altrimenti definiti tossico/nocivi, che solo il D.L.gs. 22/97 (Decreto Ronchi),modificato con il D.L.gs. 389/97 ( decreto Ronchi bis) ha solo in parte dimensionato.

Parimenti è irrisolto il problema del conferimento dei rifiuti speciali al di sotto dei 10.000 mg/Kg. la cui regolamentazione tecnica risale a quanto stabilito dalla Delibera Interministeriale del 27/07/84 ( G.U. ord. N° 253 del 13/09/84), mentre parzialmente risolto appare lo smaltimento dei rifiuti speciali con Concentrazione Limite (CL) di 100 mg/Kg. in ordine al D.P.R. 08/08/94.

È certo che le opere di bonifica costituiscono un pesante onere non produttivo se si guarda solamente al proprio rendiconto immediato. Ma le moderne tecniche di gestione aziendale, che valorizzano sensibilmente il valore umano, tengono conto di questo tipo di investimento.

Più che di "intenzioni del proprietari" appare adeguato approfondire l’argomentazione delle scelte decisionali sulla situazione oggettiva di valutazione del rischio ( siti industriali dismessi) che coinvolgono altro tipo di valutazione per i siti industriali a regime, o altre tipologie di utilizzo riguardanti sempre il patrimonio edilizio.

Relazione

Contrari a qualunque forma demagogica, è ben lungi da noi fare del falso ‘terrorismo’, resta il fatto che solo la consapevolezza del rischio permette e permetterà di ridurre drasticamente ed eliminare, anche se in tempi purtroppo lunghi, questa fonte di rischio non più accettabile e sostenibile.

Descrivere semplicemente dove è stato usato l’amianto serve sì a rafforzare una tendenza di pensiero, ma non crea una ferma presa di coscienza nella opinione pubblica quando i costi economici vengono sostenuti da altri.

Eliminare l’amianto in alcuni settori è stato relativamente semplice come, per esempio, nel settore automobilistico: le pasticche dei freni, nel giro di qualche mese sono state prodotte con materiali sostitutivi dell’amianto, le scorte di magazzino si sono esaurite altrettanto velocemente prima che entrasse in vigore la legge, e le perdite di carattere economico sono state scarsissime.

La ‘caccia alle streghe’ è proseguita sui pavimenti in plastica costituiti da vynil-amianto con continue ed inutili analisi; il problema non sussiste in quanto la tenacità della resina plastica e l’usura dovuta al calpestio, non permettono il rilascio di fibre libere o di dimensioni, talmente polverizzate, da non costituire pericolo ( sempre che non vi siano in corso altre situazioni i degrado).

La correttezza della informazione da fornire all’opinione pubblica per rendersi conto dei pericoli correlati alla sola presenza di amianto, deve fornire anche gli strumenti di valutazione del rischio ( non tutte le applicazioni dell’amianto hanno la stessa pericolosità) ed indicare le contromisure possibili e quelle già adottate o in corso di attuazione, onde evitare che le dimensioni apocalittiche, attribuite al rischio, forniscano quella sensazione di impotenza che defluisce in un atteggiamento fatalista.

É evidente che la maggiore pericolosità si riscontrava in fase di estrazione e lavorazione, ma uno dei settori dove si è fatto uso massiccio di amianto è l’edilizia ed in particolare le lastre di cemento-amianto per coperture di capannoni industriali, commerciali, agricoli, stalle, magazzini , depositi, condomini, nuclei abitativi ecc.; circa l’80 % delle coperture esistenti è costituito da questo prodotto.

Il successo commerciale e l'enorme diffusione delle lastre in amianto-cemento sono basati su una tecnologia produttiva "povera" a cui consegue un basso costo del prodotto finale.

In questa tipologia di produzione ed utilizzazione la pericolosità è stata denunciata più volte e da più parti in quanto, a causa delle piogge acide, dello smog, dei raggi U.V., dei cicli gelo-disgelo, il cemento delle lastre subisce un effetto di carbonatazione ( uno sfaldamento e/o uno sfarinamento superficiale ) per cui le fibre di amianto, non più inglobate nel cemento, si liberano e per effetto dell’azione eolica e delle acque meteoriche; si aerodisperdono o vanno ad inquinare le falde acquifere.

Da una ns. ricerca commissionataci recentemente, eseguita su dati dell’ISTAT riguardante le tonnellate di cemento vendute ai fabbricanti di cemento amianto, siamo arrivati a quantizzare, per difetto, circa 3 miliardi di mq. di lastre di cemento-amianto applicate, e tuttora esistenti, negli ultimi trenta anni; ma il dato potrebbe addirittura sfiorare i 5 miliardi se si dovessero prendere in considerazioni anche quelli applicati nel ventennio precedente 1947/1964.

Ma l’Associazione Esposti Amianto denuncia un utilizzo medio di 100.000 tons. di amianto per la produzione di lastre e prodotti affini ( pari a circa 22,5 miliardi di mq. La qual cosa ci pare molto azzardata e demagogica).

Una cifra attendibile potrà emergere solo quando verrà completato il censimento previsto dalla L. 257/92, ancora non attuato da molte regioni per carenza di personale e di scarso senso civico dimostrato dai nostri politicanti in adeguamento alle legislazioni nazionali.

Qualunque sia la reale entità del problema, il dato certo che emerge da indagini e studi accurati, indica un rilascio medio annuo, per ogni mq. di lastra, di 3 grammi di fibre.

Se si considera che 100 ff pesano 1 miliardesimo di grammo ( o nano grammo o 1 x 10-9 gr.), ogni lastra rilascia ca. 300 miliardi di fibre; ricordiamo che, il valore di concentrazione limite o CL indicato dalla L. 257, è di 60 fibre/litro per il crisotilo e di 20 fibre/litro per tutti gli altri tipi di amianto.

A seconda delle stime che possono essere adottate come parametro, significa che mediamente in Italia vengono rilasciate in atmosfera da 7.500 a 15.000 tonnellate di fibre di amianto proveniente dal rilascio delle coperture in cemento amianto.

Valori e durata di mercato

Una delle relazioni al convegno "Amianto 2000" del novembre 1996 individuava 193 aziende dedite alla bonifica; di queste solamente 42 si occupavano di tutte le matrici, friabile e compatto.

Veniva inquadrato un valore di 735.000 mq di amianto friabile rimosso, e di 5.500.000 di mq lastre di eternit costituenti circa 85.000 Kg di rifiuti speciali.

È presumibile che tali valori siano stati desunti dai quantitativi di rifiuti speciali conferiti allo smaltimento.

Più difficile quantificare la correttezza del numero delle aziende dedite alla bonifica dell’eternit in quanto la legislazione non prevede una iscrizione ad un’albo qualificato o specialistico, e spesso si notano imprese edili dediti a questo lavoro con tutte le problematiche del caso.

( il D.L.gs. relativo 406/98 è entrato in vigore il 10 dicembre ma non può essere applicato perché mancano i moduli di iscrizione)

Migliorerà senz’altro la situazione con la nuova categoria dell’Albo Nazionali Costruttori, pubblicato sulla G.U. in agosto dell’anno passato, che inquadra appunto lo smaltimento e trasporto dei materiali tossico nocivi.

Durata del mercato

Se prendiamo ad esempio i valori numerici espressi va da sé che in un anno le 193 aziende hanno sviluppato un lavoro pari a 6.750.000 mq; in altri termini il mercato del cemento amianto durerebbe 450 anni ai ritmi attuali.

Non riteniamo dovere ulteriormente commentare il dato che parla da sé, potendo anche ammettere nostri errori addirittura del 50%

Tecniche di Bonifica

Le tecniche di bonifica sono sufficientemente collaudate ed offrono quelle forme garantiste di affidabilità sempre che le stesse siano eseguite da tecnici, o i materiali utilizzati prodotti, da personale esperto.

La naturale selezione di mercato ed una altrettanto naturale divulgazione ed informazione dovuta più che altro alla esperienza personale di quanti si sono dovuti, o voluti, commisurare alla risoluzione del problema, ha comunque evidenziato la tendenza alla cessazione di quella forma di cannibalismo consueta della non informazione, e comportato un livellamento delle quotazioni di smaltimento e trasporto.

Esistono in Europa diverse tipologie di impianti, fissi e mobili, in grado di inertizzare completamente i manufatti contenenti amianto anche convertendoli in composti riciclabili e quindi riutilizzabili, assolutamente esenti da amianto.

Ma anche questo tipo di impianti, seppur veloci ed efficaci, dovranno fare i conti con l’enormità dei quantitativi da trattare e con i tempi di installazione dei materiali sostitutivi.

Le alternative sono quelle di ricoprire, inertizzare ed incapsulare i M.C.A. senza poterne prevedere l’asportazione in tempi brevi, il che permetterà una migliore gestione temporale della massa di rifiuti.

La bonifica, intesa in senso lato, passa inevitabilmente attraverso un prodotto chimico, sia esso incapsulante, penetrante e legante, che ricoprente ed inertizzante, ma nonostante gli avvertimenti esplicitati nelle opportune sedi – gruppo di lavoro UNICHIM che ha prodotto la norma UNI 10686, nonché il gruppo di lavoro per l’individuazione delle caratteristiche minime prestazionali in seno alla Commissione Amianto istituita presso il Ministero della Sanità – molto probabilmente si continuerà ad utilizzare prodotti contenenti cloro.

Altre Considerazioni

Abbiamo già avuto modo di considerare pubblicamente ( Atti convegno " Amianto 2000" di Ancona, Novembre 1996 e Bologna (Saie), Ottobre 1997) che l’utilizzo così molteplice ed eterogeneo che si è fatto del materiale asbestos è dovuto sì alle caratteristiche intrinseche commisurate con la sua duttilità e facilità di lavorazione, ma soprattutto collegato al prezzo estremamente basso che ne ha permesso l’enorme diffusione.

Infatti dall’Indagine sul campo condotta nel 1996 dal Ceris – CNR ( op. citata) le aziende intervistate ( settore freni e lastre per edilizia) lamentavano costi dei materiali sostituitivi attorno a 6/8 volte superiori.

Ma prima di addentraci nella disamina di questo contributo, è vincolante intendere la definizione del significato di matrice essendo alla base della comprensione della pericolosità dell’amianto.

Esso poteva essere utilizzato sia tal quale , quindi estremamente friabile, sia miscelato con altri prodotti: nel caso dei freni le resine lo inglobavano in una matrice resinoide ed estremamente compatta

Altrettanto dicasi per le pavimentazioni in vinyl asbestos.

Totalmente differente la situazione quando era miscelato con impasto di cemento: se la quantità di acqua era scarsa e l’impasto spruzzato con aggiunta di aria compressa si otteneva un intonaco cementizio utilizzato notevolmente quale barriera antincendio la cui compattezza risulta assolutamente scarsa dovuta alla mancanza di resine leganti ed alla volumizzazione prodotta dall’aria stessa.

Se l’impasto, senza aggiunta di aria, veniva miscelato e pressato, si ottenevano le lastre di tamponamento e copertura, piane e ondulate note con il nome commerciale di eternit.

La compattezza era sicuramente e notevolmente aumentata ma il rilascio di fibre avviene ugualmente.

Infatti contrariamente a quanto riportato anche in letteratura esiste ancora la convinzione che le lastre in CA siano in matrice compatta, ma per coloro che conoscono la realtà oggettiva ciò risulta del tutto inammissibile per quanto concerne l’estradosso.

Molti autori, utilizzano terminologie del tutto personali, confondendo il termine matrice rigida con matrice compatta: il ché non è certamente la stessa cosa.

Purtroppo non esiste uno studio approfondito sulle lastre in CA invecchiate che sarebbe sempre condizionato in merito alla ripetibilità a causa della non uniformità di produzione, dallo stato di degrado non omogeneo dovute alle diverse condizioni ambientali di esposizione esterna.

Da queste semplici indicazioni si comprende che la caratteristica più importante nella valutazione della pericolosità dei M.C.A. è la compattezza del materiale stesso, intesa come capacità di mantenere ‘ legati ed uniti’ al suo interno i materiali che lo compongono senza, o con limitate, cessioni esterne sia in peso che in volume.

L’E.P.A. ( Enviromental Protection Agency) statunitense ha definito in modo molto pragmatico, ma estremamente efficace la pericolosità dei M.C.A.: essi risultano altamente friabili se si sfarinano alla semplice pressione di pollice ed indice, mediamente friabili se rilasciano fibre se lavorati con attrezzi di ( cartoni, corde), poco friabili se rilasciano fibre se lavorati con attrezzi meccanici ( lastre).

Di conseguenza non esiste un M.C.A. che nel suo uso, o ciclo di utilizzo, non rilasci fibre.

Lo smog, le piogge acide, le escursioni termiche, i raggi U.V., l’azione eolica, le vibrazioni, da soli o combinati assieme, determinano fenomeni di erosione della matrice inglobante che favoriscono il rilascio delle fibre di amianto, con conseguente inquinamento ambientale e rischio per le popolazioni.

È intuitivo che più è vicina la fonte inquinante, più è alto il rischio di contrarre il carcinoma correlato all’amianto e, ad aggravare la pericolosità, è il lunghissimo periodo di incubazione, con l’ovvia difficoltà di individuarne le responsabilità.

Va rilevato che il mercato è tuttora falsato da molti Appaltatori irresponsabili e molti Committenti superficiali che continuano a smaltire amianto-cemento cercando di mascherare il rifiuto come materiale da riempimento o, addirittura, scaricando in discariche abusive, col solo scopo di ottenere da un lato un risparmio dei costi di smaltimento e, dall’altro, per accaparrarsi lavoro a prezzi più competitivi, a discapito di coloro che agiscono secondi i canoni della legalità.

La loro posizione, purtroppo non solo circoscritta alla sfera dell’amianto, si colloca su tre principali argomenti: il primo che le lastre di CA sono state usate da almeno trent’anni e non è mai morto nessuno ( falsa affermazione come ormai è noto), l’altra che i controlli sono scarsi ed inefficaci e che le leggi … non vengono rispettate..!

La soluzione drastica sarebbe quella dello smantellamento e della rimozione, ma per il momento è pura utopia pensare di potere eseguire, in tempi brevi, una sostituzione generalizzata dei diversi miliardi di mq., solamente in Italia, di coperture esistenti.

Tipologie d’Intervento

Amianto floccato

La scarsa propensione di accettare il concetto di rischio da parte di alcune categorie professionali, non solamente gli edili, a causa di strategiche ed interessate controinformazioni le quali stanno ancora disorientando l’opinione pubblica, il pericolo che si crei un pericoloso allarmismo di difficile gestione, la difficoltà di potere gestire l’enorme massa di rifiuti, hanno fatto sì che il problema "eternit" continui ad essere mantenuto in uno stato latente.

Se tutti gli addetti concordano nell’evitare facili terrorismi, dobbiamo comunque renderci conto del pericolo; il convivere con questo problema precisa di adottare strategie oggettivamente gestite.

Gli interventi devono essere suddivisi in due categorie primarie: interventi su M.C.A. in matrice friabile, come l’amianto floccato e le tubazioni, ed in matrice compatta come l’eternit.

Tutte le tecniche prevedono l’imbibizione ed il fissaggio delle fibre in fase di distacco prima di ogni altro intervento con prodotti incapsulanti.

Nel caso della matrice friabile vi è l’obbligo di sigillare (confinamento statico)ogni possibile comunicazione con l’esterno e controllarne la tenuta stagna mediante fumogeni.

In più le zone confinate dovranno essere mantenute in depressione (confinamento dinamico), mediante estrattori d’aria dotati di filtri assoluti.

L’ingresso del personale nella zona avviene tramite una cabina di decontaminazione a passaggi obbligati.

Nella rimozione delle tubazioni, e per piccole rimozioni di esse, è ammessa la tecnica del Glove bag: trattasi di un sacco in polietilene nel quale gli addetti inseriscono gli attrezzi di lavoro ed i materiali occorrenti alle lavorazioni; il sacco è dotato di guanti per cui dall’esterno di possono effettuare le operazioni di rimozione.

Il rifiuto cade nel sacco senza avere contatti con l’esterno:

Tutto il contenuto del sacco deve essere accumulato per il conferimento in discarica senza che esso possa venire in qualche modo recuperato

Normalmente l’amianto spruzzato con cemento, a causa della tecnica di applicazione, possiede bassissima coesione e grande friabilità; veniva utilizzato come barriera acustica, termica ed antincendio, prerogative intrinseche dell’amianto, in particolare modo negli ospedali, nelle scuole ( si veda merito la Circ.45/86 del Min. Della Sanità), nelle palestre, centri commerciali, nelle fabbriche, nelle centrali termiche, nei vagoni ferroviari, nelle navi, aerei ecc.; vale a dire che, essendo stato utilizzato solamente in ambienti confinati o chiusi, solamente le persone che frequentavano, o che frequentano, quei siti sono a rischio di contaminazione.

In queste situazioni le tecnica più accreditata è drastica, per evitare situazioni allarmistiche e di panico dei frequentatori o utilizzatori dei luoghi sopra indicati.

La rimozione è un sistema oneroso per le necessarie ed obbligatorie precauzioni che si debbono attuare per la protezione del personale ed ambientale, per la scarsa resa, per le attrezzature specifiche, per i costi di smaltimento, per il completo abbandono dell’area durante le fasi operative.

Esecutivamente le operazioni vengono eseguite mediante raschiatura manuale delle superfici con semplici attrezzi, raschietti appunto; ma questa operazione non elimina quello strato di circa 1/5 mm di fibre di amianto annegate sul primer di ancoraggio che veniva applicato prima di spruzzare l’amianto floccato.

A ciò si ovvia mediante l’applicazione di prodotti incapsulanti ricoprenti, ma non eliminano completamente il problema.

La regolarità di esecuzione è affidata all’abilità manuale delle maestranze, che devono essere formate specificatamente.

I Costi

Sono estremamente variabili, come ogni attività dove viene impiegata mano d’opera specializzata, a causa delle variabili cantieristiche, dai costi di gestione ed impostazione del cantiere, dai costi di confinamento.

Per chiarire sarà molto oneroso il confinamento di una scala a chiocciola o di un serbatoio poggiante su struttura in ferro all’interno di un sito industriale che un vagone ferroviario o una semplice stanza rettangolare.

Le lastre in eternit

Le tecniche adottate e previste dal D.M. San. Del 06/09/94 si dividono in tre settori principali:

 

settori

tecniche adottate e previste dal D.M. San. Del 06/09/94

a) con smantellamento delle lastre

1) - rimozione

b) senza smantellamento delle lastre

2) - incapsulamento

b) senza smantellamento delle lastre

3) - confinamento ( o ricopertura )

 

Le valutazioni da seguire, per decidere l'uno o l'altro tipo, sono:

Per i lavori in cui è previsto lo smaltimento delle lastre si possono adottare le sottonotate tipologie d'intervento, indipendentemente dalla tipologia costruttiva della copertura ( a falde, a volta, a sched, a timpano, ecc.):

 

 

 

 

Su coperture dove esiste

un solaio d'intradosso

    • lastre grecate metalliche

    • lastre in fibrocemento

    • lastre in materiali plastici

    • pannelli sandwich

    • manti impermeabili tradizionali (guaine bituminose armate poliestere)

    • manti impermeabili sintetici (PVC, PIB, EPDM, CPE, EVA, ecc.)

    • tegole

 

Su coperture dove non esiste

solaio d'intradosso

 

    • lastre grecate metalliche

    • lastre in fibrocemento

    • lastre in materiali plastici

    • pannelli sandwich

 

Per i lavori dove non è previsto lo smaltimento delle lastre, le tipologie sono:

 

su coperture

(con e senza il solaio di appoggio)

 

  • incapsulamento tramite verniciature, a rullo od a spruzzo, di prodotti acrilici, elastomerici o poliuretanici

  • poliuretano espanso, a spruzzo, con cooting protettivo

  • lastre grecate metalliche

  • lastre in fibrocemento

  • lastre in materiali plastici

  • pannelli sandwich

  • manti bituminosi (previa applicazioni di isolanti termici con particolari sagome)

  • manti sintetici (previa applicazione c. s. )

 

 

 

Analisi dei sistemi

La scelta di un sistema tecnico di intervento anziché un’altro dipende da molteplici fattori di valutazione e prima di addentraci sullo specifico è utile conoscere la situazione dello smaltimento dei rifiuti.

Come sistema definitivo viene considerata " La sostituzione" in quanto le lastre asportate dalla copertura devono essere conferite in discarica autorizzata del tipo 2A per rifiuti speciali, con caratteristiche particolari.

Per di più il problema amianto viene delocalizzato dai tetti ad un luogo che, anche se ben delimitato e protetto, rimane ad alto rischio per la notevole concentrazione; non è difficile ipotizzare che, prima o poi, questi luoghi debbano essere successivamente bonificati con costi astronomici e pericoli assurdi come sta avvenendo in Inghilterra.

Un’altro ragionamento è che tutti i rifiuti costituiscono un patrimonio energetico di indiscutibile valore, che l’Italia, ha finalmente sbloccato con il D.L.gs. 22/97 più noto come decreto Ronchi.

La situazione si era incancrenita da uno sciagurato D.L. reiterato quasi 20 volte che di fatto ha bloccato il trattamento dei rifiuti, il cui responsabile del Ministero dell’Ambiente ha un nome ben preciso.

Nei paesi Europei più industrializzati la tecnologia ha fatto passi da gigante e vi sono diversi sistemi per la vera e definitiva distruzione dell’amianto.

Da quanto finora esposto emerge significativamente ed indiscutibilmente la validità dei sistemi transitori, come " la ricopertura " e " l’incapsulamento ", uniche alternative della rimozione e sostituzione.

Al di là del vantaggio economico offerto da questi tipi di soluzione, le tecnologie applicative, anche in questo caso, sono affidabili e collaudate e consentono di ottenere l’eliminazione dei fattori di rischio da contaminazione.

Incapsulamento

Il termine indica l’applicazione di particolari cicli di resine U.V. resistenti, penetranti, consolidanti, antivegetative, filmogene, autolavanti, ecc., che ripristinano l’integrità superficiale delle lastre, ne impediscono la carbonatazione ed inglobano, le fibre di amianto in fase di distacco.

Questa tecnologia è un procedimento manutentivo che permette di allungare notevolmente la durata della lastra.

- Resine incapsulanti a base:

acrilica

metacrilica

elastomerica

poliuretanica

epossidica

                - Schiuma poliuretanica spruzzata e sovraverniciata con guaine liquide

 

La presenza di smog, della flora batterica, di muschi e licheni, di fibre in fase di distacco, delle cariche sfaldate di cemento, costituiscono un "cuscinetto" altamente instabile, e di un certo spessore, che non permette l’effettivo aggrappaggio della resina sulla superficie coesa della lastra:

Per questo motivo il D.M. Sanità del 06/009/94 indica testualmente: "...richiede necessariamente un trattamento preliminare della superficie del manufatto, al fine di pulirla e di garantire l’adesione del prodotto incapsulante. Il trattamento deve essere effettuato con attrezzature idonee che evitino la liberazione di fibre di amianto nell’ambiente ..."

Per questo motivo è assolutamente vietato l’uso delle tradizionali idropulitrici o sistemi di pulizia a secco.

Le operazioni di pulizia e preparazione delle superfici costituiscono una operazione importante e delicata in quanto, l’aggrappaggio del ciclo incapsulante e la durabilità dello stesso, dipenderà notevolmente da questa lavorazione.

I corretti sistemi di lavaggio prevedono che la pulizia sia fatta ad acqua in pressione, ma con un sistema che eviti la nebulizzazione della stessa e la conseguente dispersione di fibre nell’ambiente.

I rifiuti provenienti dal lavaggio delle coperture rientrano nel D.L.gs. 114/96 e nella Legge Merli.

Il sistema, ampiamente diffuso all’estero, sta riscontrando anche in Italia una vera impennata di richieste per l’economicità dell’intervento, la facilità di manutenzione e il proseguimento dell’attività lavorativa all’interno dell’edificio durante le fasi applicative.

Scelte decisionali

Numerose sono le considerazioni per valutare attentamente quale dei sistemi transitori, o definitivi, meglio si adattano alle esigenze specifiche o alle necessità del committente.

Le decisioni della committenza avvengono spesso o per spinte sindacali o per la situazione oggettiva dello stato di degrado che non permette interventi alternativi.

Vi sono molte situazioni dove l’A.S.L. è intervenuta di diritto imponendo la bonifica a causa dell’alta pericolosità di rilascio fibre che deve comunque essere analiticamente documentata.

Più facilmente gli interventi avvengono nelle grandi aziende in quanto senz’altro più informate e con capitali sufficienti per affrontare interventi del genere.

I pericoli maggiori ovviamente derivano dalle aziende più piccole, meno informate e con esigui capitali da destinare alle bonifiche.

Ma anche ciò non risulta spesso realistico: per esempio si è notato come le aziende a grande rischio, sia di prodotto che di ciclo produttivo, stentino ad affrontare interventi di bonifica coordinati e programmati, sviluppando piccoli lavori dove proprio non possono essere evitati.

Grave la situazione delle aziende statali o parastatali dove i manager sono veramente restii ad affrontare non solo gli interventi di bonifica ma ad attuare tutte le prescrizioni imposte dalla legislazione sull’igiene e la sicurezza, evidentemente chiusi dalla consapevolezza di essere dipendenti dello Stato, e da questo protetto e salvaguardato.

Normalmente devono essere individuate:

Destino dell’immobile a breve termine

    -    ampliamento,

    -    mantenimento,

    -    vendita,

    -    locazione,

    -    dismissione,

    -    riconversione;

 

-    tipologia di produzione

-    destinazione d’uso;

              -     finanziamenti da richiedere,

              -     ammortamenti da realizzare;

Numero degli interventi manutentivi eseguiti

    -    necessità di interventi urgenti,

    -    infiltrazioni improvvise,

    -    spesa annua;

Età del fabbricato:

    -    attività lavorativa interna

    -    stato complessivo del degrado

    -    eventuale monitoraggio ambientale

    -    ampiezza dell’intervento in mq.

    -    valutazione collegiale con il parere del

    -    Responsabile della Sicurezza e del Medico       del Lavoro

Possiamo aggiungere che i sistemi transitori permettono di:

Costi dell’Incapsulamento

I costi sono molto variabili e dipendono strettamente dalla quantità e dalla difficoltà di cantiere; si pensi alla estensione del classico capannone o alle difficoltà rappresentate dal condominio di 20/30 che per contro ha una estensione molto ridotta.

Nelle quotazioni sono compresi:

Stesura del piano di lavoro

Attrezzature

D.P.I.

Smontaggio delle lastre

Accumulo provvisorio delle lastre

Trasporto delle lastre

Conferimento delle lastre

Registro MUD dei rifiuti.

A.S.L.

Le ASL sono e rimangono un organo di controllo e vigilanza e debbono controllare che i lavori vengano eseguiti nel rispetto delle normative esistenti per la protezione ambientale, personale e antinfortunistica.

Alcune ASL, in modo scoordinato, non certo per loro colpa come abbiamo avuto modo di rilevare da un sondaggio effettuato, stanno emettendo, o hanno emesso note informative, ma non hanno la capacità, l’esperienza e, soprattutto, il potere di decidere una tipologia di intervento anziché un altro, a meno che non si configuri quanto previsto dalla Comunicazione del Ministero dell’Ambiente pubblicata sulla G.U. N° 31 del 08/02/94.

Alcune delle disparità interpretative, che abbiamo riscontrato in molte ASL su tutto il territorio nazionale, emergenti per lo più per la scarsa esperienza da parte dei funzionari addetti, è il volere applicare, a questa tipologia di interventi, le disposizioni previste dalla Circolare N° 45/86 del Ministero della Sanità riguardante l’amianto spruzzato o floccato, esistente all’interno delle strutture scolastiche, ospedaliere.

Le prescrizioni delle A.S.L. territorialmente competenti, che abbiamo avuto modo di registrare, rispecchiano una carenza nella valutazione delle tipologie di lavoro che vengono prospettate, per cui, risulta umanamente comprensibile che il personale addetto si metta in una posizione per così dire difensivistica, enunciando prescrizione che non hanno riscontri operativi.

Ciò normalmente non avviene quando il funzionario ha acquisito quella padronanza della materia che gli permette di valutare immediatamente l’esperienza dell’azienda specialistica che redige il piano di lavoro.

Sistemi innovativi

Solamente quest’anno, in Francia, il Ministero della Sanità, ha autorizzato dopo numerose prove di collaudo e su certificazione del C.S.T.B., l’utilizzo di un ciclo alla base del quale vi è il sistema Sobijet + Meltron, presso Parigi in località La Defence dove alcuni dei grattacieli che costituiscono il Bulding Center sono stati trattati con questo sistema.

SobiJet è una macchina che proietta bicarbonato di sodio ottenuto da sintesi ed a granulometria controllata, mediante aria compressa regolabile da 0-6 bar.

La funzionalità del sistema è dato dalla formula

Ec = m v2 / 2

dove Ec = Energia cinetica

m = massa

v = velocità

Il bicarbonato di sodio ha una durezza in scala Moss alquanto bassa in grado di non effettuare l’abrasione della matrice che supporta l’amianto, ma in grado di abradere il rifiuto ed il primer.

Per di più durante le operazioni viene spruzzata anche acqua con l’unico scopo di abbattimento polveri che permette al Meltron di sciogliersi completamente in modo che il rifiuto non aumenti di volume.

Questi rimane pressoché costante in quanto la poca acqua utilizzata nebulizzata viene completamente adsorbita dal rifiuto stesso.

Senz’altro vi è un aumento di peso il cui costo è minimizzabile in quanto interamente sopportato dalla velocità di esecuzione dei lavori.

Il CSTB ha effettuato prove improvvise direttamente in cantiere constatando :

 

Febbraio 1999